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Tuesday, August 05, 2008
Wednesday, February 27, 2008
Wednesday, May 16, 2007
Tessitrici di tappeti in Turchia
Ci troviamo nel villaggio di Taskale, nella zona di Karaman, Turchia. Queste tessitrici lavorano per Mehmet Girgic, che ricerca le lane migliori, le fa filare a mano e poi le tinge con rara maestria di colori vegetali e con mordenti tradizionali. Girgic ricava i disegni da antichi pezzi tradizionali... non è che gli escano subito dal plotter, come si vede all'inizio del video.
A parte l'ambiente caratteristico, in questo video ho cercato di cogliere la sequenza delle azioni eseguite per tessere un tappeto annodato "alla turca".
- Avvolgere il filo per la trama in una piccola matassa appuntita perché s'infili meglio.
- Introdurre questo filo nel passo naturale dell'ordito, sopra i nodi fatti prima.
- Premere a mano l'ordito per aprire alla trama il contropasso di ritorno (nel video, si vede soltanto questo secondo passaggio).
- Tramare le cimose (qui con un filo rosso).
- Battere il filo tramato con il pettine.
- Pareggiare i nodi con la forbice.
- Annodare, tagliando col coltello, la successiva fila di nodi.
E poi si ricomincia, passando avanti e indietro il filo della trama.
Quando si sente nel video "Italia bilyèt", è Jahnèt che mi chiede di venire in Italia: Viaggiare piace a tutti, no?
Mentre le donne stavano a tessere, di fuori le pecore pigliavano l'autobus... ma senza troppa voglia di viaggiare.
A parte l'ambiente caratteristico, in questo video ho cercato di cogliere la sequenza delle azioni eseguite per tessere un tappeto annodato "alla turca".
- Avvolgere il filo per la trama in una piccola matassa appuntita perché s'infili meglio.
- Introdurre questo filo nel passo naturale dell'ordito, sopra i nodi fatti prima.
- Premere a mano l'ordito per aprire alla trama il contropasso di ritorno (nel video, si vede soltanto questo secondo passaggio).
- Tramare le cimose (qui con un filo rosso).
- Battere il filo tramato con il pettine.
- Pareggiare i nodi con la forbice.
- Annodare, tagliando col coltello, la successiva fila di nodi.
E poi si ricomincia, passando avanti e indietro il filo della trama.
Quando si sente nel video "Italia bilyèt", è Jahnèt che mi chiede di venire in Italia: Viaggiare piace a tutti, no?
Mentre le donne stavano a tessere, di fuori le pecore pigliavano l'autobus... ma senza troppa voglia di viaggiare.
Monday, May 07, 2007
ritorno da Istanbul

Sono appena tornato dalla Turchia, dove ho partecipato all'ICOC (International Conference of Oriental Carpets) con un poster intitolato "Reality and Politics in the Saharawi Carpets". Per me è stata un'occasione unica di presentare a livello internazionale le mie modeste ricerche sulla tradizioni tessili del popolo Saharawi e il nostro workshop sul campo del 2005. Ne avevo già parlato in Italiano nel mio sito Web .
in questo Video ho raccolto qualche scena del Convegno ICOC.
La concreta tessitura dei tappeti, che si intravede soltanto all'inizio e alla fine del video, e che ovviamente non rientrava del Convegno ICOC, la pubblicherò non appena ne avrò il tempo.
Intanto, posso offrire una bella "Passeggiata sui kilim", realizzata nei vari musei visitati
Monday, April 09, 2007
Tessere in Ghana (equo o non equo?)
In otto puntate, su YouTube la versione integrale del video
Hand-in-hand Weaving (Tessitura a mano-nella-mano), tessitura a mano e cultura in un villaggio Ewe del Ghana. Fu anche una mostra importante al Goethe-Institut Inter Nationes
di Accra, GHANA, 19-28 Feb 2003.
Molte più informazioni su tradizione, ricerca, esperimenti e sviluppo del tessuto kente Ewe, si trovano al sito Web
Hand-in-hand Weaving. (+ ENGLISH)
Le altre puntate: 2 3 4 5 6 7 8
Chi volesse il video intero, in formato più decente che in YouTube, può sempre contattare l'Autrice Regista, che è Eva Basile.
La collaborazione con i tessitori di Klikor proseguì con il progetto AFEVOR, consistente nella creazione di un campionario di oggetti tessuti originali ed eccellenti. Il campionario ci era stato richiesto da una celebre organizzazione di commercio equo e solidale, che solidalmente, negò qualsiasi contributo alle spese. Tornai lo stesso in Ghana e, con Godwin Azameti, trovammo il canale per acquistare direttamente in fabbrica, dell'ottimo cotone, coltivato, filato e tinto tutto in Ghana. Con Dale Massiasta, escogitammo nuovi disegni ispirati alla tradizione, e li affidammo al solito gruppo di tessitori di Klikor. Poi ai sarti, per la confezione, con tanto di griffe, etichette eccetera. Si calcolò al millesimo il famoso prezzo equo e solidale. Come al solito, fu tutta un impresa defatigante ma entusiasmante. Catalogammo la nostra collezione di abbigliamento, accessori, complementi d'arredo eccetera in un CD e finalmente, lo. presentammo alla celebre organizzazione di commercio equo e solidale... che non ci ha più risposto mai nemmeno "no grazie". Ma la speranza d'Africa è infinita. Perciò , a futura memoria e magari resurrezione, il nostro lavoro si può giudicare ugualmente dal sito
http://www.hypertextile.net/www-afevor-com/
Hand-in-hand Weaving (Tessitura a mano-nella-mano), tessitura a mano e cultura in un villaggio Ewe del Ghana. Fu anche una mostra importante al Goethe-Institut Inter Nationes
di Accra, GHANA, 19-28 Feb 2003.
Molte più informazioni su tradizione, ricerca, esperimenti e sviluppo del tessuto kente Ewe, si trovano al sito Web
Hand-in-hand Weaving. (+ ENGLISH)
Le altre puntate: 2 3 4 5 6 7 8
Chi volesse il video intero, in formato più decente che in YouTube, può sempre contattare l'Autrice Regista, che è Eva Basile.
La collaborazione con i tessitori di Klikor proseguì con il progetto AFEVOR, consistente nella creazione di un campionario di oggetti tessuti originali ed eccellenti. Il campionario ci era stato richiesto da una celebre organizzazione di commercio equo e solidale, che solidalmente, negò qualsiasi contributo alle spese. Tornai lo stesso in Ghana e, con Godwin Azameti, trovammo il canale per acquistare direttamente in fabbrica, dell'ottimo cotone, coltivato, filato e tinto tutto in Ghana. Con Dale Massiasta, escogitammo nuovi disegni ispirati alla tradizione, e li affidammo al solito gruppo di tessitori di Klikor. Poi ai sarti, per la confezione, con tanto di griffe, etichette eccetera. Si calcolò al millesimo il famoso prezzo equo e solidale. Come al solito, fu tutta un impresa defatigante ma entusiasmante. Catalogammo la nostra collezione di abbigliamento, accessori, complementi d'arredo eccetera in un CD e finalmente, lo. presentammo alla celebre organizzazione di commercio equo e solidale... che non ci ha più risposto mai nemmeno "no grazie". Ma la speranza d'Africa è infinita. Perciò , a futura memoria e magari resurrezione, il nostro lavoro si può giudicare ugualmente dal sito
http://www.hypertextile.net/www-afevor-com/
Monday, March 26, 2007
Tappeti all'asta nel suq
Tutti i giorni alle sei del pomneriggio, dopo una breve preghiera, si apre un'asta di tappeti nel Suq di Marrakech. Si tratta di una vendita all'asta tradizionale, che funziona assai diversamente da quelle cui siamo abituati in Europa. Soltanto i mercanti che hanno bottega nel suq hanno il diritto di fare le offerte di acquisto. Il privato che abbia da vendere un vecchio tappeto, coperta o persino un capo di abbigliamento tradizionale, lo affida ai banditori. Solo i pezzi più ingombranti sono battuti al centro della piazza, tutti gli altri sono portati in giro e mostrati ai vari mercanti, che eventualmente fanno un'offerta. E' un carosello di tessuti sbandierati e velocemente riavvolti. Si può vedere, o solo intravedere, realmente di tutto: dai pezzi più rari alla roba più scadente. Durante il mio soggiorno a Marrakech nel 2006, non mi persi nemmeno uno spettacolo, comodamente appostato sulla soglia di una bottega, rifornito puntualmente di tè verde e perfettamente indisturbato. Infatti nessun banditore avrebbe mai tentato di vendermi nulla: non ero un mercante della corporazione.
Monday, March 19, 2007
i miei tappeti preferiti
i miei tappeti preferiti sono quelli di Boujad, in Marocco. Rivelano un'audacia espressiva che fa impallidire tanti lavori di artisti tessili o "fiber-artisti". Nel video, il mio amico Salam Soufiane di Marrakech mi mostra dei tappeti tessut a Boujad. Forse ne ha ancora qualcuno da vendervi, potete provare a telefonargli o a mandargli un Email.
Friday, January 06, 2006
Saharawi, tessitura e belle arti

Sono stato nel Sahara quasi un mese per certe trame di tessitura e non solo... perché quando si comincia col tessere, poi si finisce sempre in tutto l'essere.
Ne riporto, come posso, qualche file al nuovo sito Web:
www.hypertextile.net/ghersi/saharaui
In testa all'Home page, ho descritto il sito così:
"Corso di tessitura tradizionale e sperimentale per donne Saharawi. Indagini sulla cultura tessile e sulle belle arti, tradizionali e sperimentali, del popolo Saharaui."
Ogni parola-chiave in questa descrizione ha un significato corrente: corso, tessitura, tradizionale, sperimentale, cultura tessile, popolo Saharawi. In teoria, raramente mi trovo d'accordo sul significato corrente di un termine. In pratica però, se quel termine appena funziona, lo adopero come meglio mi serve, senza cercarne di più precisi. Piuttosto, mi vorrei adoperare a un pratico ampliamento dei termini, cioè a sconfinare, dato che "termine", vuole pur sempre dire "confine".
"Hic Terminus Haeret" (qui si fissa il confine) è quell'antico motto che lo Spoerri adottò come insegna per il suo Giardino. Qui si rivolge una nota esplicativa a quanti hanno sempre di meglio o di peggio da fare che interessarsi alle belle arti: il Giardino di Spoerri è un museo all'aperto di statuaria o scultura contemporanea. Io stesso, dapprima, mi trovai in quel giardino con un mio effimero laboratorio di tessitura... per ritrovarmici infine, tra ben altre presenze, museificato.
Il Giardino fu impiantato dal'artista Daniel Spoerri, celebrato per fissare i più umili reperti quotidiani: principalmente di mense da sparecchiare, complete di stoviglie e avanzi di cibo. Le fissazioni giovanili di Spoerri erano schiettamente artigianali: si fissava soprattutto con la colla. Nella sua maturità, si concede fissazioni più artistiche: affida i sui reperti a un fonditore, che ne realizza un calco e cola dentro il bronzo, ottenendo così delle classiche sculture in bronzo.
Per via delle sue fissazioni, lo Spoerri sostiene che "l'effimero è l'eterno". Ci spiega pure come, nel campo dell'arte, la più estrema avanguardia poi si converta nella più estrema conservazione. Infatti, quanto più un artista si ritiene all'avanguardia, tanto più riterrà inconcepibile un qualsiasi ulteriore progresso nella storia dell'arte. "Hic Terminus Haeret" , qui si fissa il confine, appunto... e punto. E basta. Va anche meglio così: la storia dell'arte è finita, può ricominciare la vita.
Tutto questo lungo giro, per ritornare a quel termine di "belle arti", da me adoperto per descrivere il sito. Il sito, in effetti, contiene manufatti che possono apparire non artistici e che certamente, non sono dovuti a un Artista, nel senso corrente del termine. Appunto: qui si fissa il confine ma credo che il campo delle belle arti sia molto più vasto di quello coltivato dalle apposite Accademie (di Belle Arti, appunto) o dagli appositi Artisti (Belli, si capisce). Questo campo più vasto è coltivato soprattutto da Poveri. Ovviamente, non ha nulla a che fare con l'equivoca "Arte Povera", che è invece, coltivata da artisti di non povera cultura: cioè da esponenti di una cultura ricca, più che ricchi in assoluto di cultura.
Però la Povertà è ricca di Arte e Cultura, difficilmente riconoscibili da chi si attenga ai termini prescritti: all'Arte, alla Cultura e finalmente, alla Povertà. Arte e Cultura interessano a pochi, la Povertà interessa invece tutti, a cominciare dai ricchi, che la intendono però come termine economico, oltre il quale stabiliscono la propria identità, con l'eventuale rimorso sociale da scaricare in beneficenza. Ma questo termine di Povertà esclude proporio i suoi campi più ricchi: a cominciare da quelli artistici, proseguendo con quelli culturali, fino al più vasti territori umanistica o, dicamolo, etici...
Per quanto io ne sappia (mica tanto), il termine dell'Arte fu già ampliato, in teoria, da Jean Dubuffet (Art Brut), Mario Perniola (l'Alienazione Artistica), Sheila Grunico (Istituto Arti Pubbliche), Pablo Echaurren (Non Arte)... nonché da me medesimo in:
"Confessioni di un artista equivoco".
In pratica, il termine dell'Arte fu ed è ampliato continuamente, molto più di quanto i Critici se ne possano o vogliano curare. D'altra parte (ma infine, e meglio, diciamolo: dialetticamente connesso) sta il termine della Povertà, sempre più ampliato praticamente, che nella teoria. Trovo una bella eccezione "teorica" nel "Breve discorso sulla povertà" di Majid Rahnema, Fu stampato con il titolo "Stop alla povertà o stop ai poveri?" sulla rivista "Lo Straniero", poi nel suo sito Web dove ora non riesco a rintracciarlo. In compenso, il testo è ripreso in vari altri luoghi come:
www.aadp.it
Si può anche approfondire con il libro:
Majid Rahnema: Quando la povertà diventa miseria, Einaudi, Torino 2005
Tutto ciò per avvertire che, oltre al mio intervento tessile e professionale, anche le pagine sulle "Belle Arti" del popolo Saharawi non sono mia pura e individuale follia. Mi piacerebbe ricevere qualche Commento. Chiunque può scriverlo: basta cliccare su "Comments" qui sotto.
Prometto di non cancellare neppure gli insulti più sanguinosi.
Grazie
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