Ricamo a Spirale utilizza un canovaccio di tela da ricamo con la traccia di un disegno. Richiedo di eseguire dei punti radiali, a partire dall'esterno del disegno verso il centro della spirale. Suggerisco l'immagine di una strada da percorrere progressivamente, attraversandola continuamente da un marciapiede all'altro. Questo processo dei punti radiali è una provocazione anti-cartesiana che configge con le coordinate di fondo, vale a dire, con la griglia della tela. Più il centro si avvicina, più il ricamo si complica, perché i raggi dei punti ricamati divergeranno sempre di più. C'è un ulteriore provocazione cromatica. Siccome il ricamo procede per successive gugliate di filo, richiedo di cambiare colore a ogni nuova gugliata, e di fare attenzione al contatto del nuovo colore con quello contiguo che sta già ricamato verso l'esterno della spirale: i due colori si scontrano o si incontrano ma l'importante è che siano diversi per non confondersi. Di solito si scelgono un "colore bello", senza guardare dove andrà a finire. Invece, bisogna pensarci un po' su, li faccio ricamare anche per questo, oltre che per l'esercizio manuale... che, anche questo da solo, già farebbe pensare. Naturalmente, non insisto troppo nell'imporre il mio schema di pensiero e di ricamo: che poi loro, improvvisino pure da soli sul canovaccio, inteso in tutti i sensi. Perché canovaccio è un termine ambiguo, può significare genericamente: una tela. Oppure: una speciale tela da ricamo. O ancora: un preciso disegno da ricamare. E infine: lo schema teatrale nella Commedia dell'Arte, sul quale attore "ricama" improvvisazioni. Certo, il prodotto non è molto vendibile, neanche come artigianato handicappato nei mercatini della disabilità. Purtroppo l'arte non è mai apprezzata.
Utente e Operatore si fronteggiano attraverso il filtro di una griglia: come al confessionale, al tennis o come ai pannelli di Casa dell'Omo Ragno. Qui però l'Attività si è raffinata. Ora la griglia è un vero canovaccio da ricamo e, come fili, riceve dei nastri sottili (che sono ovviamente, recuperi tessili a disposizione). La novità però non sta nel canovaccio e neppure nei bei nastri colorati: è che ora si lavora con due fili insieme, quasi come il ciabattino, se ci avete fatto caso.
L'Utente infila un ago attraverso la griglia: così imprime una traccia di filo. Da parte sua, cioè oltre la griglia, l'Operatore rispecchia esattamente la traccia ricamata dall'Utente. Cioè infila il suo ago nel punto esatto donde è appena sbucato l'ago che stava in mano all'Utente. Sicché non influisce minimamente sulle tracce dall'Utente: soltanto le conferma e le riflette dalla sua parte. Sicché l'Utente qui può percepire, ed eventualmente dirigere, l'autonomo tracciato del suo filo.
Il video mostra pure un Utente che ha compreso perfettamente il gioco e che si diverte a de-costruire il ricamo, come Penelope... mentre l'Operatore si atteggia a disperato. Comunque e via via, le tracce di filo si addensano, diventano ostacoli o supporti di attrazione per tracce ulteriori, che sedimentano in territori, in organi di un corpo che prima ne era privo, come vuota superficie in attesa di iscrizioni.
Infine la somma delle operazioni ci si presenta come opera totale ma non importa che cosa significa, importa soltanto come funziona (Deleuze & Guattari, Anti Oedipe).
. Il protagonista del video precedente "Ricamo Solare", continua ad esplorare i labirinti dello spazio con le mani e con la guida del filo. Lui che aveva già affrontato la superficie, adesso è alle prese con il volume. Non c'è più un operatore oltre la rete, che gli restituisca il filo come una palla da tennis, ora deve arrangiarsi da solo. Anche se non riesce a muoversi bene, lui è un tipo davvero intelligente e pone domande precise. Nell'esercizio precedente, mi aveva domandato: "Quale lavoro stiamo facendo?" Gli avevo risposto che facevamo un quadro. Questa volta ho risposto alla stessa domanda più sinceramente. Non gli ho detto che stavamo facendo una scultura. Gli ho detto che, con questo lavoro, forse avrebbe imparato a mettersi le dita nel naso. Si è messo a ridere e si è impegnato moltissimo. La casetta che abbiamo utilizzato per questo esercizio era semplicemente un vecchio modellino per la nostra Casa dell'Omo Ragno ... .
ENGLISH ABSTRACT footloom V/S handloom. A loom equipped with two pedals is highly suitabe for disabled people: the evolution of human ability sprang mostly from the feet! Unfortunately, such looms are rarely found in rehabilitation centres. I developed the ugly techology of a table loom by two cabinet doors, that are now working as large and comfortable pedals. I also recycled some pieces of another ugly table loom, as gallows for a hanging warp. So that, I assembled a sort of drag loom. Removing the warp beam, its complex brake system was also removed. The "doughnut" warp is a heritage of Kente weaving.
L'evoluzione dell'abilità umana è basata sui piedi. Senza questo sviluppo dei piedi, che sono indispensabili per la postura e locomozione erette, le mani non avrebbero potuto dedicarsi a quelle infinite esplorazioni gestuali, che infine coinvolgono oggi una così vasta area di corteccia cerebrale. Tra l'altro, senza postura eretta sui piedi, la scatola cranica non avrebbe raggiunto un volume atto a contenere lo sviluppo cerebrale che era indotto dalle attività manuali: nel cranio di un quadrupede non resta troppo spazio per il cervello, ma già nel il quadrimane si inizia a ragionare. (Vedi André Leroi-Gourhan). I creazionisti non sarebbero d'accordo ma anche per loro la Storia comincia con la cacciata fuori dal Parco: camminare, lavorare, e basta di mangiare la frutta sugli alberi! . Anche se l'abilità umana, preistoricamente, si basa sui piedi, oggi poca attenzione viene loro rivolta nelle attività educative e (ri)abilitative. Ciò ha un motivo di fondo assai banale: gli Educatori sono abilitati (soprattutto legalmente) in apposite scuole, dove prevalgono le attività a tavolino. E i piedi non si mettono sul tavolo, se non per mancanza assoluta di educazione. Così i piedi restesteranno "ineducati". Ecco spiegato finalmente perché un semplice telaio a due pedali dovrebbe essere lo strumento principe nella tessitura (ri)abilitativa: perché ci si possono mettere i piedi (vedi anche: Tappeti...). Sfortunatamente, telai di questo genere sono raramente disponibli negli appositi Centri. Tale carenza non è imputabile a carenza di fondi, quanto piuttosto all'acquisto sconsiderato di attrezzature scolastiche e hobbistiche, che raramente si trovano a buon mercato. Ma un telaio a pedali rudimentale si può anche costruire con pezzi di fortuna (vedi Telai di recupero ). A parte questa opzione, il problema è che, oltre agli Educatori, pure gli Istruttori di tessitura risentono in genere pesantemente di una qualche formazione scolastica: nelle sezioni tessili negli Istituti d'Arte o presso Professori privati. In tali ambienti, la tessitura si impara a tavolino, soprattutto progettando e disegnando. Oppure campionando tessuti ma su telaini da tavolo... dove altrettanto non vanno messi i piedi (vedi in: Operatori e Operati Sociali). Tra parentesi, ecco un ottimo motivo per istituire la Facoltà di Tessere: la situazione era piuttosto grave! . Qui nel video. c'è un ex telaio da tavolo, debitamente inventariato ASL. In effetti, poi ci avevano aggiunto le gambe ma restava comunque un telaio da tavolo, senza un posto dove mettere i piedi: era solo diventato un telaio-tavolo, nulla di più. Lo ho trasformato in telaio a pedali utilizzando i due sportelli di un mobiletto, cardini compresi. Questi sportelli offrono ai piedi una base di appoggio molto più larga dei comuni pedali. Ciò avvantaggia di molto anche i piedi più disabili o ineducati. Era superfluo aggiungere altri pedali per ottenere armature più complesse della semplice tela: ciò che importava qui era istigare a bilanciare i piedi: uno deve scendere mentre quell'altro sale, proprio come in bici. Tra parentesi, pure la bicicletta sarebbe un ottimo strumento (ri)abilitativo, nonostante che il Lombroso la consideri un'istigazione a delinquere (vedi Il ciclismo nel delitto). Del resto, un disabile ciclabile diverrebbe un soggetto meno controllabile... e date le questioni di Contenimento chi vuole esagerare con l'Autonomia? Chiusa la parentesi. . Per ristrutturare questo telaio-tavolo, ho pure riciclato, con sommo piacere, qualche pezzo di un Telaio Romanelli, uno di quelli famigerati, dove i licci si alzavano tirando una serie di sciacquoni (le vittime di questo marchingegno qui mi capiranno al volo). Con i pezzi così rimediati, ho elevato una specie di patibolo sopra il subbio di ordito. A quel patibolo ci impicco l'ordito, che ho predisposto a ciambella esattamente come lo Avotsihe dei tessitori Kente. Così mi risparmio di avvolgere l'ordito al suo vecchio subbio e anche di imporre al Disabile di armeggiare tra i freni dei due subbi per fare avanzare l'ordito (ma né troppo né troppo poco) e per rimetterlo di nuovo in tensione (ma non troppo e nemmeno troppo poco). Qui i più si comportavano ancor più da Disabili, per non doversi assumere la complessa operazione. Per cui, d'abitudine, o chiamavano me oppure continuavano a tessere, sempre più penosamente, su su fino ai denti del pettine, con la bocca dell'ordito quasi chiusa. Invece, quest'ordito acciambellato si frena in alcun subbio ma è semplicemente tenuto in costante tensione con una pietra appesa per zavorra. Anche quest'ultima è d'ispirazione Kente: è difficile inventare coi telai, specialmente a chi ricerchi la semplicità. Naturalmente, poi mi si viene a chiedere se con questo telaio, non fosse possibile tessere una striscia un po' più larga . Certamente sarebbe possibile ma non è così semplice e già mi sembra di pretendere abbastanza dagli Utenti del mio Laboratorio.
Questo è il lavoro di una persona gravemente spastica. Credo sia inutile dilungarmi in spiegazioni. Spero che il video sia sufficiente per spiegare la procedura dell'opera.
Mi preme solo aggiungere che questo è il secondo lavoro del genere realizzato dal Nostro. Nel suo primo lavoro, lui prendeva il grosso ago di legno ancora approssimativamente, dove gli capitava, in prevalenza tra l'indice e il medio. Ha poi affinato il suo gesto, raggiungendo la presa "normale", in cui si oppongono l'indice e il pollice. Il Nostro era molto intrigato in questo lavoro: al punto che, appena mi assentavo un momento per assistere gli altri soggetti presenti nel laboratorio, lui ne approfittava subito per arrangiarsi da solo, con espedienti gestuali inadeguati ma commoventi... davvero un valoroso esploratore! . Tant'è vero che, mentre lavorava alla sua seconda opera, lui continuava a chiedermi: "Poi cone si finisce?". Sicché l'ho coinvolto nelle mie operazioni di "incorniciatura", che avevo dapprima considerato puramente accessorie e sostanzialmente rivolte al gusto del "pubblico". Intendo il colto pubblico (non solo quello incolto) che apprezza soprattutto il risultato "pratico" dei laboratori con i disabili, da esporsi nei famosi "mercatini". . Dopo avere incorniciato alla buona il lavoro, il Nostro lo ha pure firmato (questa scena è nel video è appena accennata, per le note esigenze di privacy). Oramai si trattava di un quadro a tutti gli effetti. E in effetti, lo si è subito venduto. . Questa è l'arte bellezza, che cosa vuoi farci?
Caschi Spaziali per Disabili pubblicato su tessereAmano 3/04 . . Il “Fiber Casco Spaziale” è una maschera per Carnevale, realizzata nel Laboratorio Tessitura dell’Istrice, Centro Diurno di Socializzazione e Riabilitazione Occupazionale in Scandicci (FI). Il resto del costume "extra-terrestre" è stato realizzato nel settore Attività Espressive dello stesso Centro Diurno. La struttura iniziale del Casco è costruita sbrigativamente dal Tecnico con reggette di plastica per imballaggi e nastro isolante. Con 5 o 6 segmenti di reggetta, si forma una gabbia che richiama la griglia un emisfero geografico con i suoi meridiani e l'equatore. I paralleli mancano: ce li tesserà l’Utente. Le giunture in nastro isolante stanno al Polo Nord e attorno all'Equatore, sì che la gabbia si mantiene flessibile. . . Si espone all'Utente il progetto: "Ci facciamo dei caschi spaziali per mascherarci da extra-terrestri a Carnevale". Si propone all'Utente di ricoprire una gabbia con dei cavi elettrici di recupero. Allo scopo, s’impone una tecnica di cesteria che ha qualche affinità con il ricamo. Il Tecnico dispone anche un perno sul banco di lavoro, perché la gabbia non slitti ma possa ruotare. In pratica, mette un peso sul tavolo e ci rovescia sopra un vaso, che ha rivestito sommariamente con una busta di plastica bianca. Così ottiene un fondo neutro, che metterà più a fuoco il campo operativo. La gabbia ci va poi calzata sopra, come un cappello e si collega alla sua base un filo elettrico, con del nastro isolante, alla giuntura di un meridiano con l'equatore della gabbia. . . L’Utente ha il compito di: (1) "Impugnare" il capo del filo con la mano destra. (2) "Infilare" dentro, scavalcando il primo "meridiano" che s’incontra verso destra. (3) "Cambiar di mano" al filo e (3.1) "Sfilare" tutto fuori con la mano sinistra. Intanto, la mano destra (3.2) "Imbriglia" il filo che scorre, trattenendolo accosto al meridiano che rimane coinvolto nel passaggio del filo. L’Utente ha così teso un "punto" di ricamo (o di soumak) tra il meridiano di partenza e quello successivo. Prima di realizzare il punto "successivo", e coinvolgere così il seguente meridiano, deve ripristinare la mano di partenza: (4=1) "Ri-cambiare di mano", ripigliando il capo del filo nella mano destra. . . Meridiano dopo meridiano, dirigendosi sempre verso destra, l’Utente avvolgerà progressivamente la gabbia con una spirale continua di filo... fino a raggiungere il Polo. Deve anche integrare, la sequenza operativa (1, 2, 3, 4=1) con il gesto accessorio di (5) "Ruotare" periodicamente tutta la gabbia, in modo da trovarsi di fronte i successivi meridiani. Inoltre, quando termina il filo, occorre collegarlo ad un filo nuovo con del nastro isolante. Questo compito è riservato, per sicurezza, al Tecnico: siccome il Casco andrà calato in testa, non deve presentare sporgenze di fili o di reggette, a rischio di lesioni facciali. La giuntura al nuovo filo è pure un'occasione per verificare insieme il lavoro svolto e per valutare scelte estetico-tecniche tra i fili elettrici di vari colori, dimensioni e consistenze."E adesso che colore ci s’infila? Quello rosso, lo abbiamo appena messo… insistiamo o cambiamo colore? C'è il verde ma è un filo troppo duro, ci sarebbe anche il giallo ma è lungo e poi s'imbroglia..." . . Osservazioni rispetto a vari piani . Ecologico - A parte l'acquisto del nastro isolante, s’impiegano soltanto materiali di recupero. Occupazionale - In genere, l'Utente realizza agevolmente almeno un Casco nell'arco di una giornata. Si ricorre al lavoro individuale senza "manovalanza parcellizzata" di scarso valore abilitativo. Non si ricorre all’Operatore per ulteriori assemblaggi. L’Utente non “si aliena nel processo produttivo” invece, si rapporta con chiarezza al suo oggetto in costruzione. Già in corso d'opera, se lo può calare in testa e guardarsi allo specchio. . Motorio - La procedura operativa stimola la coordinazione manuale tra destra e sinistra. La semi-rigidità del filo elettrico e la flessibilità della gabbia, forniscono un riscontro immediato dei crampi neuro-muscolari che ostruiscono il flusso motorio. L'Utente è così stimolato, indirettamente, a focalizzare segmenti specifici d’inabilità, esercitando sul Casco le articolazioni delle dita, del polso, del gomito, della spalla, fino alla postura complessiva. La procedura operativa è perciò riproposta continuamente, senza escludere varianti, una volta che sia stata acquisita. . Logico – Ogni nuova esperienza manuale con i fili e le funi può sviluppare la sinapsi neurale. La "topologia del Casco" introduce uno spazio complesso: la rotazione del filo (attorno alla gabbia) e le sue rivoluzioni (attorno ai meridiani) ripercorrono il moto dei corpi celesti. Perciò il Casco è "spaziale" davvero… anche in senso astronomico. In più, costruendolo, si tocca con mano la spirale involutiva-evolutiva dei processi cosmologici e vitali: paradigma ed archetipo (tra l’altro) della Torre di Babele e del Viaggio dantesco. . Espressivo - L’assoluta estraneità dei manufatti, rispetto a tecniche e materiali convenzionali, inibisce le valutazioni. Qui nessuno è stato “più bravo” e ciascun Casco è diverso dagli altri. Conoscendo i singoli Utenti, si può anche discernere, nell'opera, la personalità dell'Autore. . Teatrale - Il Casco è una maschera ambigua: traveste gli oggetti più che il soggetto. Questa gracile maschera lascia trasparire l'identità piuttosto che celarla, ma fornisce chi la indossa di un’aura protettiva. Filtrandone campo visivo, proietta il soggetto in una realtà virtuale e lo stimola a drammatizzare. . Interculturale – E’ previsto l’impiego di questi stessi Caschi in una coreografia di tessitori tradizionali del Ghana, nell’ambito di un progetto di Educazione alla Pace. . Luciano Ghersi . tessereAmano 3/04 Altre esperienze di Tessitura con Disabili su tessereAmano N°6-2002 e http://www.hypertextile.net/disable/
Ci sono persone che non sanno fare un nodo perché da piccoli non lo avevano imparato. Tutto sommato, non gli servirebbe molto: si fanno allacciare le scarpe da chi li assiste e, per il resto, non hanno troppe incombenza. Sono proprio persone "disabili"... hanno diritto a tutta l'assistenza, dalla Famiglia allo Stato, al celeberrimo 3° Settore. E così, quei "deficienti," hanno perduto ogni interesse pratico a questa faccenda dei nodi. . Purtroppo, senza nodi, non si può concepire nessuna cultura, sia materiale che intellettuale. Quando ai primitivi utensili di pietra fu applicato un comodo manico, fu indubbiamente fissato con un nodo. Ma se le pietre durano millenni, le fibre che le legano marciscono alla svelta, perciò gli archeologi raramente le trovano e così questo argomento è piuttosto trascurato. . La nostra l'attuale rete informatica si tiene insieme grazie a dei nodi: i collegamenti virtuali dei link. Li si paragona comunemente alle sinapsi neurali del nostro cervello. Senza alcuna competenza psico-fisiologica, ipotizzo in maniera grossolana che le sinapsi psichiche riproducano nodi concreti, fatti in origine a mano. "In principio fu l'azione", canta Goethe. . Ora, tornando agli albori della civiltà, mi pare assurdo affermare che l'invenzione del nodo derivasse dall'astratta "idea di ascia", poi realizzata legando una pietra insieme a un bastone. Al contrario, fu proprio la scoperta del nodo che poi rese possibile una qualche "idea di ascia". E allora il nodo, chi lo ha inventato, come e perché? Ma per gioco! Probabilmente con un filo... d'erba (una svolta del genere era capitata al Ragno). Comunque il Nodo Umano fu un successo strepitoso: tutti gli altri Scimmioni lo vogliono imparare! Poi il gioco si fa duro e si comincia a fabbricare. Dall' Homo Ludens, si passa all'Homo Faber. Per finire con il Sapiens... ma continua a giocare anche lui. . E così, questa signora che è nel video, gioca per ore senza mai stancarsi, con un vecchio tubo di aspirapolvere. Intanto si gode il suo narcisismo protomentale (perché, no?) ma non ce la fa proprio a concludere un nodo. Come faccio a spiegarglielo? Non è un tipo che stia fermo a guardarmi più di qualche secondo, a differenza dei cuccioli normali. Ma che cuccioli normali? non ne esistono più| La didattica scolastica ha distrutto la facoltà di seguire esempio tradizionale. Oggi abbiamo la scienza dell'educazione... ma sto divagando. . Un nodo a parole, è già quasi impossibile imparalo. Poi questa signora articola al massimo quattro fonemi (lettere). Allora le tengo le mani addosso per dirigerla come una marionetta. Lei per un po' ci sta ma devo stare attento: se la trattengo, so già come reagisce e non davvero le voglio buscare. . Esplora che ti esploro... Finalmente mi accorgo che un nodo, lei almeno lo saprebbe già fare: senza fili e con il suo stesso corpo. Lo fa sempre, quando incrocia le braccia, che è la sua postura abituale per dare importanza alla propria presenza, dimostrarsi composta, non so bene che altro... na tecnicamente, è già un signor nodo. Poi basta metter mano ai due capi di una corda, allargare le braccia ed avviene il miracolo: il nodo delle braccia si scioglie mentre si stringe quello nello spago. Chissà se Bourbaki se n'era mai accorto? non sono un teorico di Topologia. Comunque, gli Scimmioni di prima, ci avranno giocato per qualche millennio. . Ma basta divagare. Alla fine la Signora si arrangia, non so come abbia fatto ma lei certamente si.
prologo Nelle ciclofficine commerciali, quando una ruota di bici ha dei problemi, la si sostituisce con una nuova. Le ruote vecchie si buttano via. Ma possono essere recuperate da una ciclofficina autogestita... Beati i ricostruttori di bici! Tendono i raggi e le rimettono in pista. Ma certe ruote sono troppo messe male. Se possibile, si riciclano i raggi, il mozzo o la corona. I cerchioni senz'altro, si buttano via. Ma possono essere recuperati di nuovo come attrezzi didattici, terapeutici, riabilitativi... persino artistici. Come dimostrano queste ciclotele.
trama La ciclotela si tesse con il ciclotelaio, con un assistente o possibilmente da soli. E' una sfida gestuale di manualità fini. E' un agevole sussidio narcisistico. E' una palestra di tecniche varie d'intreccio. E' un suggeritore di spazi e volumi complessi. E' una meditazione sull'evoluzione e l'eterno ritorno. E' oltre l'arte: è un epifania ipertessile. Serve anche a foderare gli sgabelli.
ordito Quando la tela è tirata, ci tesse anche la capra. Il segreto è nel tiraggio dei raggi dell'ordito che, naturalmente è tutto un filo solo... ma se volete, vi svelo anche questo.
PS Una Ciclotela ha partecipato alla Festa dell'Europa di Strasburgo, nella Esposizione "L'Europe c'est aussi nous. Batissond des ponts pour l'Europe".
Un telaio di letto può trasformarsi facilmente in un "telaio neo-tribale" per tessere i tappeti. Le molle del letto già si erano da tempo trasformate in telai circolari da maglieria, per farci dei cappelli a brandamaglia. Ma una molla di branda avanzata può anche diventare un gioco esplorativo e formativo di abilità logico-manuali. Un gioco avvincente, persino per un Soggetto solitamente incapace di concentrazione. Certo, la molla da sola non basta, ci vuole pure un qualsiasi anellino di plastica, possibilmente rosso, come quello nel video, che è un rottame elettricistico. Non sembra un gioco propriamente tessile, e nemmeno tessimile, perché mancherebbe di fibre collegabili. Tuttavia le sue regole sono omologhe a quelle che vigono in tessitura: si resterebbe nel campo della topologia.
:: :: La Casa dell'Omo Ragno è un Intreccio labirintico di fibre di ogni genere, realizzato con persone disabili su telai di ve cchi letti. E' anche un campo di gioco, aperto ad accogliere ulteriori inserti tessili del pubblico. Ciascuno infatti, può sempre aggiungere il suo filo all'intreccio. :: La Casa dell'Omo Ragn o sarà montata alla Festa d'Estate del Centro Istrice, a Casellina di Scandicci, FI) in via Ponchielli (non c'è numero ma sta di fronte alla fabbrica dei lampadari). La Casa e la Festa sono aperte a tutti, giovedì 1 Giugno, dalle ore 19 alle 22. Si potrà visitare la Casa, ma solamente su appuntamento, anche nei giorni successivi al 1 giugno. Info tel: Centro Istrice 055-752366 o Ghersi 338-6762691. :: La Casa dell'Omo Ragno poi si trasferisce in Umbria, nella Mostra Internazionale LA FIBER ART AL CENTRO, III Biennale di Arte Tessile Contemporanea (Amelia, TR, 2 - 16 Luglio 2006).3
:: Ho registrato il mio sito Web su il Corso Tessile Saharawi in un CD-Rom. Ho portato il CD al Centro di Socio-Riabilitazione per mostrarlo agli Utenti (preferisco non usare il termine "Ragazzi"). Dopo averli un po' guidati per il sito, commentando le immagini e raccontando il mio viaggio, gli ho lasciato in mano il maus perché se lo cliccassero da sé. Per chi non lo aveva mai fatto, è stata un esperienza impegnativa, coinvolgente e gratificante.
Siccome a mia volta, imparai ad usare il computer da grande, posso bene ricordare il mio entusasmo di quando finalmente imparai a cliccare sui link nell'ipertesto. Che tra l'altro è un tessuto, tant'è vero che si chiama proprio Rete, Net o Web. Sicché, da rozzo autodidatta informatico ma, credo, raffinato tessitore, mi cimentai a tessere ipertesti, graficamente rozzissimi ma credo, raffinatamente tessuti. O appunto iper-tessili.
Così, rozzamente, ho tessuto questo nuovo ipertesto, con il preciso scopo di esercitare gli Utenti alla navigazione in rete. O anche solo a cliccare sul maus, chè già è un'abilità fino-manuale (e dunque, di per sé, culturale). Come soggetto, ho preso lo stesso Laboratorio di Tessitura del Centro. Certamente, mi era parso opportuno ordinare in un album la massa delle foto digitali scattate in tre anni di lavori e renderle così accessibili agli stessi Utenti. Avevo d'altra parte, un intento seduttivo: a tutti fa piacere ritrovarsi proiettati su uno schermo, riconoscere i propri compagni, vagabondare tra i propri vecchi album. Oltre che, naturalmente, giocare col computer.
Con la classica "Web Gallery" di Photoshop, ho inserito due centinaia di immagini in altrettante pagine, che sono ospitate in 12 case, collegate tra di loro e indicizzate nella casa di tutte le case, che appunto è l'Home Page o Index. Qua e là, ho unserito dei link a una "pagina jolly" con il mio ritratto, perché altrimenti non comparivo mai.... I pulsanti sono icone molto grandi e perciò facilmente cliccabili. A parte la barra dei titoli, la rete è totalmente analfabetica.
Analfarete è un rudimentale lavoro di Web Brut. Pubblicandolo su internet, ho dovuto obliterare tutti i visi per rispettare la privacy. Ciò deturpa indubbiamente le immagini ma può assumere un tono concettuale. La spiegazione testuale di molti lavori illustrati nell'album può rintracciarsi cliccando l'icona del Ragno Iridato (che era invece inattiva nel CD-Rom, figurando come semplice logo).